Ieri e oggi

Questo l’ho scritto ieri in aeroporto….

Gli ultimi giorni nello stivale sono stati surreali. Appartenere ad un posto, ma non sentirsi piu’ parte di esso. Situazioni che mi toccano, dovrebbero coinvolgermi, ma che mi sembrano film in cui io, occasionalmente, interpreto un piccolo ruolo. Non vedevo l’ora di partire, e partire mi fa male. E’ piu’ di un arrivederci ma meno di un addio, e’ la consepevolezza di non voler tornare a far parte di certe situazioni, ma allo stesso tempo il sapere di non separarsene completamente. Piccole grandi storie di chi una volta era come un fratello per me, ed ora e’ semplicemente un vicino di casa. La vita che va avanti.

Cazzo che retorico di merda che sto diventando.

Ricordo uno spettacolo bellissimo che vidi una decina di anni fa. Era un balletto dei Momix, si chiamava Passion. Le musiche erano di Peter Gabriel, le aveva composte in occasione del film “L’ultima tentazione di Cristo” e poi, per una qualche ragione, le musiche non erano state incorporate nella colonna sonora del film. Ne nacque un CD. Qualche anno dopo, ne nacque un balletto contemporaneo. Passion. Passione. Nella mia interpretazione del tutto soggettiva, il balletto parlava di passione  360 gradi: passione dei sensi, passione d’amore, passione di Cristo, passione come tristezza e come gioia. Passione nella creazione universale, passione nella creazione di un figlio. Una scena e’ sempre davanti ai miei occhi da quella sera. Secondo me, era la parte della passione di Cristo, anzi, la crocefissione. Sul palco un ballerino volteggia su una struttura di corde, tenuta sollevata da un altro ballerino. I volteggi sono aggraziati ma sofferti. Una danza contorta, un canto del cigno. Spasimi. La musica e’ sottolineata da un coro di voci bianche, perfette ma gelide. Descrivono tristezza senza essere veramente tristi. Dall’altra parte del palcoscenico tre ballerini diventani bambini che giocano con il cerchio ed il bastone, incuranti della tragedia a pochi passi da loro. Giocano imperterriti, non si accorgono di chi sta morendo accanto a loro. Piu’ la musica avanza piu’ la scena sembra dividersi tra chi muore e chi vive. Un muro invisibile. Il gioco prosegue costante. Le evoluzioni si trascinano, ci si avvicina al momento culminante. Che non arriva mai. I bambini continuano a giocare uscendo dolcemente di scena come niente fosse successo, il sofferente esce di scena sulla sua struttura di corde, poco piu’ che un trapezio circense, continuando a contorcersi. Scene unite nello spazio e nel tempo, persino nella musica, ma cosi’ lontane.

Mi sento cosi’. Non so quale delle parti mi spetti, ma sicuramente la vita nello Stivale va avanti dopo che io ci ho fatto capolino per l’ennesima volta. Giustamente va avanti. Mi fa male non influenzare da lontano le vicende italiche, ma per fortuna non posso parlo. Non sarebbe sano. Non sarebbe giusto. E lo stesso vale per me. La mia vita va avanti, senza che quello che sucede al sud delle Alpi abbia grande influenza su quello che mi succede. E mi fa male. Ma mi solleva anche. Odi et amo. So che e’ per il meglio. Di tutti. Stai lontano da li’. Non e’ piu’ il mio posto. Biologicamente sono parte di loro, socialmente non lo sono piu’. E non voglio stare tra color che son sospesi. Mai. Domani staro’ bene. Quando l’aereo atterrera’ staro’ bene. Mi sono fermato troppo a lungo, ero riuscito a creare una specie di quotidianita’ che, per quanto innaturale per me, anzi, surreale, era una quotidianita’. Ritmi diversi, lati diversi di me che vengono fuori, parti di me che vengono anestetizzate. E non e’ giusto, anche se e’ semplice, almeno sul breve termine. Obbedisci alle regole, china la testa, non pensare, sii politically correct, sorridi sempre, incazzati per le scemenze ma non parlare di cose importanti, stappa una bottiglia e apparecchia la tavola e tutto va meglio, occupati di chi devi semplicemente perche’ si deve e non perche’ si vuole. Sii accomodante. Non lottare. Ed esplodi dentro. Esplodi e ti dispiace esplodere, ma non ci puoi fare niente. Trasforma la rabbia in qualcosa di costruttivo. Moralita’ da due soldi, vincoli che esistono solo perche’ devono esistere, schemi familiari e sociali che mi sembrano surreali ma che invece sono reali, anche se non ci credo e non li voglio per me. Eppure mi adeguo. E’ facile. Dire si’. Sono triste, ma per fortuna il mio volo sta per partire.

….. e oggi e’ tutto a posto :-)

6 Risposte

  1. Qualche tempo fa, forse un anno, scrissi un breve post su quanto sia spesso piú facile dire sí, prescindendo dalle conseguenze, quali che esse siano. Oggi come allora, resto convinto che per quanto sia complicato e “caro” dire no, una scelta consapevole e coerente (anche questa a prescindere dalle conseguenze) ci conforti molto piú del facile&comodo. O falso, che dir si voglia.
    Bentornato a casa Andy! Che casa é dove ciascuno si sente parte di essa…

  2. e oggi è tutto a posto.
    …ecco. bentornato a casa Andy. bentornato a tutti i pezzetti di te che ogni tanto fanno capolino in superficie e poi giustamente se ne tornano a nanna, ma sono tutti te.
    bentornato alla tua tripla vita, che poi – per chi non è troppo ottuso o anestetizzato per vederlo – è una vita sola, ed è favolosa!

    (minchia se tutti si “adeguassero” come te che figata di posto sarebbe l’orbe)

  3. è comunque bello che tu abbia trovato il posto dove puoi stare senza forzature, sentendoti a casa tua! questo sì che è importante. nasciamo e cresciamo in un posto e abbiamo vincoli familiari che troviamo già pronti, è naturale che questo possa non corrispondere a come siamo veramente. fondamentale è andare avanti e cercare casa, di vita ne abbiamo una sola…..mio figlio riparte domani, chissà dove sarà casa sua….

  4. beh- buon ritorno. Bella la tua interpretazione dei momix.

  5. Ma la casa non è il posto che ci ha dato i natali, questo lo sai bene.
    Magari di fondo si rimane un pò…”tristi”?
    Non so…l’importante è che tu ti senta a casa nel posto dove hai deciso di vivere ogni giorno e non durante le vacanze.

  6. Che bello da leggere ma son contenta che ora sei felice in Tulipaniaaa. :-)

Lascia un commento