Explanation

L’articolo di sotto mi e’ venuto in preda ad una serie di coincidenze cogitative, quindi togliamoci di torno un paio di dettagli:

a me va benissimo avere le due paia di ali, avere una doppia vita alla luce del sole, essere multitasking, essere professionale e zoccola… insomma: con il mio dualismo ci sto bene assai, e non mi sogno ne’ di cambiare ne’ di farmi menate su cio’ che pensa la zia troia del mio piccolo allievo autistico. No no no. Lo spirito era diverso, puramente speculativo.

Vado a spiegare.

Ordunque, ho parlato della canzonetta di due post sotto e delle memorie poco piacevoli a cui mi riporta. Ci ho rimuginato su una settimanella. Rimuginavo sul fatto di come bene o male la percezione che si ha di noi determina, in modo a volte completamente a pera, cio’ che si si aspetta da noi. Ovvero. Considero tre punti di vista.

Per la mia insegnante di italiano ero un allievo modello. Mai si sarebbe aspettata le mie notti selvagge, e mai si sarebbe aspettata il mio tormento interiore, il mio ritenere insignificante cio’ che dovevo studiare. Per me era un lavoro, e cercavo di farlo al meglio, senza pensarci troppo.

Per i miei compagni di notte selvagge, ero un gaudente, ubriacone, zoccola, me ne fregavo di tutto cio’ che non fosse il mio divertimento. Non si sono mai capacitati che fossi un allievo modello, ne’ riuscivano a capire quello che stavo passando e la mia ricerca di estremi per bruciare il tempo.

Infine me stesso: ero tormentato, diviso, disperato. Sedevo in una classe con insegnanti tromboni che volevano educarmi e giudicavano la mia caratura personale per come stavo in classe. Per me le loro storie, i loro piccoli insegnamenti morali, erano insignificanti. Ma no perche’ non li ritenessi validi: magari obsoleti, ma di fronte al gioco della vita insignificanti. Non capivo come basassero la loro valutazione sulla persona sulla base di cosa? Rispetto formale? Apprendimento di nozioni? Riguardo i miei compagni di nottatacce, non capivo come non riuscissero a conciliare divertimento e magari fare qualcosa per la loro istruzione. Mi tenevo la mia opinione, amen. Per me uscire e divertirmi era solo un modo per utilizzare il tempo al massimo, ricordarmi che ero vivo e probabilmente non avevo molto tempo.

Poi l’ho scampata, la vita va avanti, si cresce. Mi ritrovo a fare quello che ho fatto. Curiosamente mi ritorna in mente la storia della pornoprof, non so neanche io perche’. E mi ritrovo nello scenario nel quale ho vissuto, per esempio, in Mukkonia. Cioe’:

di giorno professionista stimato, a contatto con malati, ragazzini, studenti. Colleghi ed assistiti ignari della mia vita parallela notturna, che comunque era accessibile a praticamente chiunque avesse chiesto.

 Se qualcuno di loro avesse saputo della mia altra vita, sarebbero cambiate le mie capacita’ professionali? Ovviamente no, secondo me. Pero’ a rigore rigore una persona della mia caratura morale non dovrebbe stare a contatto con dei ragazzini, caso mai tra una tabellina e l’altra insegnassi pure qualche altro gioco perverso. La capacita’ di separare aspetti di noi stessi – poi credo sia una forma di equilibrio mentale – sembra non contare in determinati ambienti.

Quindi mi chiedo, di nuovo: come cambiano, dal punto di vista del paziente/alunno, le mie capacita’ professionali, se si conosce o meno la mia meta’ oscura?

Mi viene da pensare (poi passa subito, eh)

Dal post precedente e da qualche vicissitudine, mi viene in mente una cosa quanto mai ovvia. Visto che mi viene in mente a pera, mi viene anche da chiedere: ma e’ vero che noi siamo coloro che gli altri vogliono che noi siamo?

Sottotitolo: l’innocenza del diavolo

Sono la prova vivente, tangibile e ripetuta che molte persone siano cieche. A partire da me. Mi spiego. Sono un professionista molto stimato. Finche’ ho fatto ricerca, ero portto in palmo di mano da tutti i miei supervisori. Ho pubblicazioni, congressi, lezioni tenute. Ho incarnato per anni, dalle 9 alle 5 del mattino, sforamenti a parte, la parte del perfetto professionista. Si chieda a quasi tutte queste persone, ed io saro’ il chimico scrupoloso, puntiglioso e stronzo, umorismo tagliente e tendenzialmente delizioso con i colleghi.

C’e’ di peggio. In un altra parte della mia vita, sono stato insegnante di minori, alcuni con difficolta’ di apprendimento. Quasi tutta la totalita’ degli allievi ha raggiunto i risultati concordati. I genitori mi adoravano. Paziente, meticoloso, creativo. Professionale e preparato. Ma scendiamo nell scala morale. Ho fatto volonatriato con malati ed anziani. Peggio che andar di notte. Ricevevo regali ed ero additato ad esempio.

Tutto questo fino a circa le 21 di sera.

Dopodiche’…. trasformazione… chi mi conosce sa che ad un certo punto dell’andy con le ali bianche non rimane nulla. La persona che esce di casa non ha nulla di carino, ma e’ un cyborg sterminatore, il cui unico scopo e’ il proprio piacere. Scientificamente si muove per ottenere quello che vuole, con pazienza e perseveranza. Un insuccesso e’ utilizzato per ua vittoria futura. Non ci sono limiti alle bassezze a cui e’ capace di arrivare pur di ottenere il virgulto (o gruppo di virgulti) su cui ho messo gli occhi. Tempo e spazio non sono di solito un problema.

Ora, se si parlasse alle persone con cui sono in contatto in questo secondo mondo, darebbero di me un’immagine diversa dalla precedente. 

Imiei insegnanti mi adoravano, e la sera andavo a ballare, mi ubriacavo e tiravo mattino… tutto inaccettabile da un figliolo con la media che raschiava il 9, no? Lavoravo con i ragazzini di giorno e partecipavo a dei sex party la sera. Inconciliabile. La mia perversione si sarebbe riverata sui miei alunni. O il mio piglio professionale sarebbe risultato incompatibile con ecrti ambienti. Dipende da punti di vista, insomma… e quale e’ il vero Andy? Le mie performance, nei miei due mondi, non si sono mai influenzate a vicenda. Come un interruttore. Cosa e’ importante? Conoscere Leopardi a menadito per la maturita’, o  dare sfogo alla parte piu’ primordiale di me stesso? E sono i due mondi incompatibili?

Come cambiano le mie capacita’ di assistere un malato, se il malato sa o non sa che la sera potrei essermi fatto suo fratello?

mmm… mi sa che ho mangiato pesante

Marcel

E’ cominciata ascoltando questa:

Canzonetta insignificante che mi riporta agli inizi degli anni 90…

 

io la Lui e il suo di lei boi che siamo in macchina e andiamo a ballare raminghi per la riviera. 18 anni, gli anni piu’ tormentati… perfetti di giorno e selvaggi di notte. La lotta di accettazione e sopravvivnza – sconfitta. La prima caduta, quella che ha fatto piu’ male. Un volo, di prova. Confusione. Dentro e fuori l’ospedale, una vita capovolta… cosa come doveperche’ a me perche’ io perche’. Domani c’e’ il compito di mate, chi se ne frega. Pa usciamo voglio bere. Riemann in ospedale. Esercizi di matematica per non diventare pazzi. Chi mi vorra’ ancora. Nessuno. Sei sbagliato sbagliato sbagliato sbagliato. Devo andarmene. Dove come. Ho una paura strafottuta. Non mollare, ricadi. Ancora e ancora. Uno scheletro che cammina, vodka a fiumi, e i 9 fioccano. Deficienti. Stupidi. Idioti. Chi cazzo se ne frega di Leopardi, certo, quando sai come buttava la vita quell’idiota allora sei a posto. Allora va tutto bene. Allora sei un bravo ragazzo. Nero. Tutto e’ nero. Non sei come gli altri. Fuggi, vai via. E’ un incubo illogico, non riesco a stare dietro a tutto. Dove e’ finito il tempo? Dove? E’ solo la notta il momento in cui sei te stesso, quando non sei piu’ un integrale o una declinazione. QUando sei con i tuoi abiti e nessuno ti puo’ sconfiggere. Un supereroe al contrario. Sbagliato, sbagliato. E’ Foscolo che conta. Le buone cose di pessimo gusto. Sempre piu’ in basso e’ tutto nero. Fuggi, vattene o diventi pazzo. Primo tentativo, ennesimo capitombolo. Rialzati e mangia la merda. Tutta. Sei pronto? Bene. Riparti, di nuovo…

Love is in the air….

Venerdi’: Kostas & Paul

Sabato: Paul

Domenica: Daan i/o Paul (eliminato causa falsa intossicazione alimentare del sottoscritto – e visto che Daan e’ 2 metri di vichingo).

Nel frattempo sono riuscito a pulire casa, andare in palestra, cenare con la vicina, andare a Rotterdam, uscire per una passeggiata in centro cum caffe’, andare a trovare Don Rodrigo (affettuosamente chiamato il tossicomane), vedere un film, incontrare delle smandre per una fila di ghignate.

Stamattina ho gia’ preso tre caffe’…

Uolterinoooooooo!

Uolterino, cosa mi hai combinato? Guarda, metto su una caffettiera, che’ anche qui ho il lavazza, tu mettiti comodo sul divano e mettiti su anche un paio di concerti di Handel, che mi sa che ti rilassano. Si’ Uolter, quei tulipani sono bellissimi. Me li ha regalati un ragazzo. Anche il vaso e’ un regalo, ma di un altro. Sai com’e', noi gay siamo un po’ zoccole.

Alors, Uolter, saro’ blasfemo. Saro’ blasfemo e pure profano, perche’ non ho ne’ le conoscenze tecniche, ne’ storiche per dirti quello che ti voglio dire… sono, come al solito, un praticone.

Vedi Uolter, secondo me in politica noi andiamo a votare per quel gruppo di persone che ci assicura, ragionevolmente, di tutelare i nostri interessi – in senso lato. Che tu lo chiami rappresentanza degli ideali, adesione al credo politico, o devozione religiosa, alla fine si tratta di vedere attuate una serie di azioni, o situazioni, che rispondono ai nostri bisogni. Bisogni che sono ideologici, sociali, pratici. Pratici pure, Uolter, perche’ alla fine il caffe’ che ti servo me lo devo pagare. Pago la polvere, il gas con cui accendo il fornello. Pago la caffettiera e le tazzine. E nonostante socialemente non nego una tazza di caffe’ a nessuno, devo essere sicuro che quando vado al bancomat a prelevare gli eurini che mi servono ad andare al supermercato, nessuno mi scippi. Perche’ senno’: primo, non riesco a fare il caffe’, e secondo mi fanno pure male. E terzo mi sento violato nella mia liberta’. Vedi, quindi, che bisogni pratici e sociali a volte vanno a braccetto. Come la piada con il prosciutto.

Ordunque Uolter. Immagina per un attimino di gestire un supermercato. In questo supermercato vendi delle verdure bellissime. Ed anche mangimi. E magari offri pure corsi ed assistenza a chi vuole fare l’orto o cominciare ad allevare animali. Tuttavia non vendi carne. Ora, immagina che i tuoi clienti abbiano un problemino di anemia. Tu continui a dire che in negozio hai carne, ma ogni volta che arrivano tu proponi verdure. O al massimo un corso per allevare i propri animali. Solo che i tuoi clienti sono anemici adesso, non hanno ne’ il tempo ne’ spesso la possibilita’ di imparare ad allevare mucche. Quello che a loro serve e’ una bistecca al sangue subito, senno’ stramazzano. Pero’ continui, assieme ai tuoi soci, a fare il duro d’orecchie e propinare che la carne arrivera’ piu’ avanti e che intanto bisogna mangiar verdure.

Vedi, i tuoi clienti ti hanno dato fiducia. Ti hanno detto, va bene, veniamo nel tuo negozio. Abbiamo bisogno che tu ci dia carne, e che controlli che la carne non contenga schifezze. E magari che provi pure ad insegnarci ad allevare, ma al momento noi abbiamo bisogno subito di qualcosa per stare meglio. Ed invece non solo non ti sei fornito di carne, come avevi promesso, ma non hai neppure attivato i corsi. Quindi gia’ tanti dei tuoi clienti ti hanno dato una lezione e sono andati al supermercato vicino, e tu ed i tuoi colleghi ci siete rimasti male. Ma vedi, errare humanum est.

Perseverare autem diabolicum.

Al posto che prender su i clienti che ti sono rimasti e parlare in modo critico, vi siete messi a dire: no, la nostra verdura e’ la meglio che ci sia. E ci credo! – ma la gente ha bisogno di carne. La gente vuole carne. Subito.

Uolter, io capisco che la rieducazione sui temi sociali parte dalla base. Che bisogna educare. Che bisogna discutere. Ma non serve un genio per capire che la gente ha bisogno di qualcosa subito per sentirsi sicura quando scende dall’autobus o quando va a prendere la pensione. Ha bisogno di essere serena quando concorre per un posto di lavoro o si reca in un ufficio. Deve sapere che se paga le tasse per un servizio, questo servizio sara’ per lo meno accettabile. Capisco che ci voglia tempo per molte di queste cose. Che nessuno ha la bacchetta magica. Ma tu hai completamente ignorato la prima lezione. La sconfitta prodiana poteva essere un’ottima occasione per farsi un esame ci coscienza, ed invece tu ed i tuoi cosa avete avete fatto? il same old, same old: vi siete arroccati sulle vostre posizioni da intellettualoidi di sinistra, vi siete isolati ed avete passato il tempo a litigare tra voi. Mentre voi elaborate piani faraonici per una ristrutturazione sociale per la quale occorreranno almeno un paio di generazioni, la gente viene violentata ADESSO. La scuola va allo sfascio ADESSO. E’ necessario ascoltare i bisogni di ADESSO e trovare un modo per rispondere a questi bisogni in modo comprensibile e tangibile fin da subito. I piani a lungo termini sono fantastici – sicuramente ‘ piu’ utile imparare a pescare piuttosto che non ricevere un pesce in regalo, ma se io ho fame adesso, sai dove ti infilo la canna? Esattamente dove te l’hanno infilata i tuoi elettori in occasione dell’ultima batosta isolana. E non lo dico io, eh, che non capisco di politica. Lo dicono i numeri. Quelli sono fatti. Ed i fatti non si discutono. Puoi indorare la pillola, spiegarti i fatti in modo onesto o masturbatorio. Credo che tu Uolter sia stato onesto, ma forse troppo tardi? E per questo mi fai quasi pena. Credo che tu sia intelligente, Uolter, e mi dispiace tu abbia battuto la faccia cosi’ malamente. Ma sei sicuro di averci veramente provato? Onestamente, in coscienza tua, hai provato a metterti al livello di un muratore e chiederti di cosa avresti avuto bisogno? Il fatto e’ che se non vi togliete quest’aria da testoline di cazzo so tutto io e tu non sai cosa e’ bene per te ma io si’, andrete di male in peggio. Again, it’s in the numbers.

Non so suggerirti altro se non ascoltare. Ma veramente ascoltare, non con l’aria di chi, comunque, sa cosa sia giusto o sbagliato. Ascolta la massaia che va a fare spesa, l’operaio che deve pagare l’affitto, il pensionato, la pendolare. Beh, ci provo a dirtelo, eh. Poi vedi tu. Il mio voto lo hai perso, per lo meno fino a quando non vedo bistecche in vetrina. Poi le assaggero’. E ne riparleremo.

Dammi la tazzina e levati, Uolter. Senno’ se resti in casa mia troppo a lungo vieni tacciato di filo – omosessualita’. Non sia mai, vero? 

Nuovo capitolo

Ho cominciato un nuovo capitolo. Ho una casa nuova, sull’Oude Vest, un lavoro nuovo in un team di italiani. Lavoro con clienti italiani. E’ strano, dopo otto anni abbondanti. Ci sono le tipiche cose dell’italianita’, tipo tutti i Dr che in realta’ sono dei Dott, o il veterinario che si fa chiamare dottore ma che sostiene piu’ volte di avere disdettato un contratto. I colleghi che lavorano in Italia, con i quali grazie al cielo abbiamo solo una collaborazione, offrono la consueta panoramica di zii e nipoti, sorelle e amanti e via discorrendo. Fortuna che qui siamo inseriti in un clima molto internazionale e certi aspetti si stemperano facilmente. Comunque. I miei compagnucci di lavoro sono tutti expat con il dente avvelenato riguardo l’italica penisola, ergo siamo abbastanza in sintonia, al di la’ delle simpatie/antipatie individuali.

La casetta e’ piu’ o meno sistemata. Sono ancora senza internet, spero di sistemare anche questa al piu’ presto… devo anche cercarmi una palestra, ma credo non ci saranno grossi problemi. La casetta e’ sita nel centrissimo della ridente Leiden, ad un tiro di schioppo da Amsterdam, lavoro, Den Haag e Utrecht. Ergo gli spostamenti sono facilissimi… le comiche sono state quando i miei sono venuti su a visitare Don Rodrigo, e quindi mi hanno dato una mano a sistemarmi in casa. Quando sono andato a comprare il letto, e mi sono messo a provare i materassi a due piazze, la Mum si e’ avventurata sul pericolosissimo terreno delle domande. Eh si’, perche’ nonostante ormai si parli della mia gayaggine and co, il fatto che io sia single e orgogliosamente sul mercato fa fatica ad essere accettato. Quindi dopo avere dribblato un po’ ho fatto presente che non era nei miei piani  fare vita di clausura, quindi la Mum si e’ zittita sull’argomento. Ohibo’. Ho una vicina deliziosa, viene dal Canada, una single dalle storie bislacche. Ho conosciuto un paio delle sue amiche, quindi ogni tanto ci vediamo per caffe’/cene/ciaccole sugli uomini.

Guardo l’Italia da qui. Ho ancora tanti dubbi su un eventuale rientro, ma no, alla fine non riesco a decidermi, specialmente visto che almeno per ora non e’ necessario. Prima o poi devo scrivere una letterina a Uolter per commentare la sua ultima genialata, ma sara’ per un’altra volta.

Per ora fuggo….

In sintesi

… e le cellule pazze dormono ancora! Yessssssssssssssssss!

…. e non è necessario che rientri in Italia, dovrò rientrare ogni circa tre mesi per qualche giorno che posso associare a festività o ferie varie… doppio yesssssssssssssssssssss!!!

… ed ho una casa nuova a Leiden, proprio vicino all’acqua, che dovrò rifornire di mobilio…. yes yes yes 

… e domenica compio 34 anni……… buaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh! Ancora non mi sono accasato! Chi mi vorrà più? L’universo gayo è implacabile, il mio orologio biologico ticketta inesorabile…. e NON ME NE FREGA UN EMERITO!!!!!

Don Rodrigo scio’

A gentile richiesta, ecco a voi don Rodrigo… nella versione just arrived!

 

 

Don Rodrigo

Natale con Don Rodrigo

Il mio Natale ulipano e’ stato trascorso all’insegna di Don Rodrigo. Don Rodrigo e’ un collage: le guance di mamma ed il naso di papa’, la bocca della zia Anglia, mani e piedi di zio Andy. L’appetito di nonno Alzy, la perfidia di Grandma (speriamo, ma i sintomi ci sono tutti). 

Si e’ gia’ fatto delle sessioni Skype con la falange italica della famiglia, in prima linea Grandma in cuffia dall’alto dei suoi 80 anni,in compagnia della sua degna sorella Palla (76 anni) accanitissime utilizzatrici di cam e affini. 

Ieri mi si e’ addormentato in braccio e non si e’ sentito per due ore. Mi sono fatto qualche sudoku scrivendo con la sinistra, visto che il gran visir occupa, con le sue dimensioni pachidermiche, tutto il braccio destro. Fortuna che mi hanno dato delle pale da forno al posto di mani, quindi riesco a gestirlo con un braccio solo. 

Mum ha ricominciato la consueta campagna – strage: ha gia’ vinto un sacco di soldi a carte, ci ha demoliti a ramino e distrutti a Catan. Niente, devo studiare di piu’.

Sto mangiando un indecenza, quindi si prospettano tempi duri in palestra, but oh well, il Natale e’ anche ingrassare, no? Domani e’ il compleanno di Bil e non ho uno straccio di idea per il regalo, ma mi sto attrezzando per fare una piccola befana a tutti…

Don Rodrigo ama: mangiare molto velocemente quantita’ smodate di latte dalla mamma, dormire pancia contro pancia con papa’ o mamma, stare sveglio ad ascoltare e guardare gli altri che giocano, guardare la maglia colorata di zio Andy, giocare con le dita, farsi carezzare l’osso parietale, farsi massaggiare il pancino (pancino il cazzo, si nutre come un’idrovora), fare la cacca in braccio agli adulti, dormire come una pantera sbragata.

Don Rodrigo non ama: la digestione, che di solito e’ difficoltosa, essere svegliato da quella testa di cazzo dell’infermiera, smettere di mangiare,  il pannolino sporco, la mamma che dorme quando lui ha fame, il latte in polvere, il ciuccio, stare a culo nudo durante il bagnetto, qualunque cosa lo distolga dal meritato e lauto pranzo.

Orchetto

Alle 23 del 20 dicembre, in Tulipania, nasce Don Rodrigo, 4 kg e lunghezza imprecisata, ma del mio ramo…

Scappo a conoscerlo!!!